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E siamo ancora la. No, non è l’incipit di una canzone di Vasco Rossi. Oddio lo sarebbe pure, ma no, si intendeva dire che, gira, vota e riminia, ci ritroviamo ancora una volta a vivere una di quelle settimane cariche di attese, di tensione, di paura e di speranze. Giorni che ci dividono da quella partita chiave, quella che ci può mantenere nel limbo o precipitarci nell’inferno. E non importa se c’è chi si era ripromesso di non mettere più piede allo stadio (“tu giuru, supr’u ben’i mamma!”), che l’ultima volta era stato troppo umiliante.

Ogni promessa perde di senso e inizia la spasmodica caccia al biglietto. Am’i dinchia u stadio. Sa partita l’am’i vincia nua. Chiri di Cittadella s’hann’i spagná sulu a ni senta gridá. Non esistono gestioni societarie strampalate che tengano. Il Cosenza è patrimonio nostro, di noi tifosi in primis e dunque è giusto che sia così. Che qualsiasi polemica venga messa da parte e si provi a salvare con le unghie e con i denti una categoria che per la città significa tantissimo.

Non vuol dire dimenticare tutto quello che di sbagliato c’è stato, non vuol dire cancellare la retrocessione sul campo dello scorso anno, le squadre assemblate all’ultimo secondo cumu sú sú, i ritiri pre campionato inesistenti. No, si tratta solo di mettere momentaneamente in primo piano il bene più grande: mantenere la categoria. Con la speranza (poca) e l’auspicio (tanto) che il futuro riservi qualcosa di meglio di quanto visto finora.

E allora godiamoci anche questo: le tabelle, i calcoli, i possibili incroci. Possibilmente senza troppa ansia… Si, ma quannu arriva u vennari???

Luca Aiello