di Antonello Aprile | Nel calcio di oggi ormai è ben radicata la discutibile tendenza di scegliere un portiere di altezza minima 1.90, specie nel calcio giovanile. Al di sotto, “può giocare solo in parrocchia”. Non sono proprio della stessa idea, portieri che hanno fatto la storia del calcio italiano, tra i tanti, i “bassi” Dino Zoff e Angelo Peruzzi!
La scuola dei portieri del Cosenza è ricca di talenti, nonostante tutto. L’ultimo, il 2006 Thomas Pompei, prelevato dal fallimento della Sambenedettese, dopo le esperienze in prestito in D con l’Atletico Ascoli, senza neanche passare per la Primavera del Cosenza, si è ben comportato alla prima esperienza tra i professionisti nella stagione appena conclusa, tanto da ricevere le attenzioni di diversi Club, tra cui persino l’Atalanta. Il 2008 Leon Cimminiello, ex portiere delle giovanili del Cosenza, protagonista tra i grandi con la maglia della Rossanese. Poi, il 2007 Matteo Enza, ex Cosenza, alla Reggiana in B, con diverse convocazioni. Mirko Castelnuovo 2006, attuale portiere del Nissa.
Un’altra storia bella da raccontare è quella senza dubbio del portierone 2008, ex Cosenza, Roberto Inturri, che a giudicare dalle tante squadra dove ha giocato, nessuno direbbe che è appena 18 enne. Il talento reggino 1.91 di altezza, ambidestro, 47 di piede, guanti 11, sembra avere, con questi numeri, i giusti requisiti per destare attenzione e arrivare nel calcio che conta. Il Cosenza U16 lo prelevò dal Benevento nel 2023. A fine stagione, la Fiorentina si piombò sul giocatore. Accordo rapido col Cosenza, scambio con un promettente giocatore viola, l’attaccante 2008 Andrea Cannioto, e Roberto vestì per una stagione la maglia viola. Poi l’avventura col Catanzaro U19, dopo le ottime esperienze in prima squadra con Rosarno e Bocale, guadagnando tanti MVP in diversi match.
Iniziò giovanissimo nelle fila della Reggina, ma prima ebbe la passione per il Karate! Non fu subito amore per i guantoni, anzi, lui voleva giocare attaccante. Poi un anno, si trovò a sostituire il suo compagno di squadra tra i pali e la porta fu la sua seconda casa. Provini con Pisa, Torino, Empoli e Genoa, allenamenti con i miglior preparatori dei portieri italiani (Fabrizio Capodici allenatore delle giovanili dell’Italia, Lorenzo Frison ’ex capo-scouting della Juventus). Ma la sua carriera giovanile lo vede sballottare in diverse squadre e non è certo facile per un ragazzino. Tanto che, all’improvviso, su spinta genitoriale, per capire veramente le regole del calcio, addirittura entrò nell’Aia locale di Reggio e inizio una minicarriera da arbitro. Ovviamente portiere e arbitro sono ruoli incompatibili, ma quella esperienza col fischietto in bocca, gli servì a crescere. Le stagioni con Bocale e Rosarno lo hanno maturato molto, la continuità di presenze è tutto per emergere. Prontissimo per la stagione della consacrazione. Diventerà un altro Pompei?


