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E siamo di nuovo con sofferenza nell’ultima decade del campionato. Se per la partita esiste la “zona Cesarini”, del mitico Renato, per il campionato esiste certamente la “zona Cosenza”. I lupi ci hanno abituato ad imprese memorabili nelle ultime 10 giornate, dai 22 punti di Occhiuzzi nel 2020, ai 14 punti di Viali, per ben 2 volte negli ultimi due campionati. Serve di nuovo un’impresa, difficile, impensabile, irrealistica, miracolosa. Certamente le condizioni oggi sono diverse.

Una società che ormai è completamente sparita, lasciando da soli, giocatori, allenatori, ds e anche i tifosi. Guarascio e Scalise hanno lanciato il dado, come al Casinò, puntando una sola misera fiche e sperando che esca la facciata SERIE B. Da ottobre hanno continuato a perpetrare quello che ormai, agli occhi di tutti è il delitto perfetto. Hanno nascosto tutte le prove a carico, tutti gli indizi, agli occhi di chi poteva fare qualcosa per salvare la categoria in tempi utili e non adesso, costretti a sperare per incroci astrali e invocazioni dello Spirito Santo. Non è stato troppo difficile per la verità, visto che le Istituzioni hanno lasciato campo libero per qualsiasi opzione, anche quella di far credere ad una società sana, ad un ritorno dei famosi 4 punti, ad un pagamento dei pochi debiti del Cosenza, a procrastinare senza senso, il passaggio di proprietà ad un fondo arabo, che sarebbe stato un 6 al Superenalotto per la Città e per il Cosenza, invece si è favorito ignorarli (!!??) e ad un mercato di riparazione di alto livello. Ovviamente tutto questo non è successo, nel silenzio e paradosso totale delle Istituzioni. Addirittura, c’e chi vede normale tutto questo, come alcuni predicatori televisivi, con i loro discorsi assurdi e contraddittori.

Ma nel tifoso la speranza, sorretta da una fede inesauribile, è sempre lì a pulsare, perchè tifare Cosenza è una missione e lo sanno benissimo Tortelli, Belmonte e Angotti, figli di Cosenza, di Telesio e del calcio cosentino, figli di  quell’anima rossoblu, di quel senso di appartenenza che va oltre ogni calcolo e pensiero.

Tutta la conoscenza umana è ricondotta alla sensazione, dunque l’anima è essa stessa un prodotto naturale” Bernardino Telesio.

Antonello Aprile