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CRONACHE DI VIA CONFORTI, “CARO DIRETTORE, CI SCRIVO”
Dicembre, tempo di bilanci. Siamo quarti. La classifica attuale, dunque, è quella ampiamente immaginata sin dal lontano 16 luglio, quando, terminato il preritiro, la squadra con i propri mezzi e facce tiratissime, varcava la porta carraia del Marulla per raggiungere Lorica. “Saremo l’anello debole tra le 4 sorelle che ambiscono al primo posto” e così sta accadendo. Per parafrasare una somma citazione, la storia degli ultimi 4 mesi parla da se. Nessun esponente della società si è azzardato, nemmeno con giri di parole, a dire a tifoseria e stampa l’obiettivo stagionale. A conferma, Buscè in TV “a me hanno detto solo di fare il meglio”. Il Cosenza in 18 gare non ha mai fatto 5 cambi, addirittura in una gara nessun cambio. L’allenatore a fasi alterne sbotta, alza la voce nelle conferenze e fa la conta degli arruolati e arruolabili. Mazzocchi, spremuto come un limone, è durato fino all’Immacolata. E ora ci presentiamo in avanti solo con un 20enne che segna (“ma ancora non è pronto”) e un 33enne svincolato dal 1° luglio ma preso solo l’ 8 ottobre, un terzino che fa l’attaccante e un attaccante che fa il terzino.
L’unica società che doveva approfittare degli svincolati del Rimini, è stata ferma al palo, come quando sei in ritardo al lavoro e salti dal balcone, per prendere l’autobus stracolmo che passa sotto casa, ma ti buttano giù a pedate. L’attuale Ds facente funzioni, il direttore tecnico Domenico Roma, dal primo agosto non ha detto né scritto mai nemmeno una virgola, il Ds Lupo, capito l’andazzo, si è dileguato dopo 1 mese di campionato. La finestra di gennaio, ad oggi è barricata, forse si aprirà una sola anta, giusto per fare ricambiare l’aria viziata di Via Conforti.
Poi c’è o ci sarebbe il capitolo vendita. Altra fantozziata? Assodata la presenza di acquirenti, così da calmare i bollenti spiriti ipercritici, sbeffeggiatori seriali della scuola serale di San Tommaso e della scuola di deontologia di San Francesco di Sales, l’Onorario autonominato tale presidente, DON Eugenio e l’amministratrice unica….nel suo genere, DONNA Rita, hanno inanellato una serie di dichiarazioni e silenzi tombali negli ultimi 10 mesi, da far sembrare invendibile anche una villa con piscina ad un’asta giudiziale con prezzo minimo di offerta 799 euro. Promettevano assidui aggiornamenti, ma sono scomparsi, nascondendosi una volta dietro i 4 punti di penalizzazione, poi dietro Alvini, dietro la retrocessione, dietro Micheli, poi è toccato al ds, l’allenatore, dietro alla fine anche al caro direttore Gualtieri, che è lusso per Cosenza ma non per questa società. 75 giorni da quel lunedì al San Nicola non hanno prodotto niente. Le ferme posizioni del Sindaco e la volontà espressa di Guarascio finite nell’oblio.
E poi c’è la contestazione silenziosa della tifoseria. 8 gare di stadio vuoto, mai successo nella storia del calcio a Cosenza, ma credo neanche altrove. Pochissimi paganti presenti e uno stadio silenzioso. Il paradosso è che gli unici che si sentono sono i consigliori e gli accreditati falsi vip mai domi, che invece di inveire alle loro spalle o ai loro fianchi, verso chi ha causato tutto questo, hanno il coraggio di urlare sdegno verso la squadra, che sta onorando il campionato e facendo sacrifici immani “anche nel quotidiano” per copiare le parole di Buscè. La gestione pittoresca dei settori dello stadio come ignorarla. E come se Donna Rita prendesse mensilmente in mano una margherita, per sfilare i petali “apro o non apro, apro o non apro” e non si capisce il motivo di questa frenesia nel voler aprire e richiudere le curve.
La comunicazione di chi ha le redini della società e di chi ha la responsabilità di portare avanti la storia calcistica del Cosenza è completamente assente. Le rare note che appaiono sono racconti fantasiosi e grotteschi di schermi giganti fuori dallo stadio per agevolare la visione delle partite ai tifosi scioperanti. Alla fine, lo schermo gigante è apparso, ma dentro lo stadio che nessuno vede!!! Di contro, però si parla di senso di appartenenza, territori e valori. Concetti confusi, forzati che non seguono nessuna linea programmatica della società, come una grande V, che parte unita e poi si dirama in direzioni contrarie. Il monte debitorio? I bene informati giurano che si è abbassato di molto, ma emergono cronache di diverse vertenze ancora in atto.
La squadra senza una società non può andare da nessuna parte, è la regola del calcio e della sua logica. Gli stadi pieni sono solo un finto corollario quando si ha una società amorfa e irrispettosa. A Genova, Firenze, Salerno ne sanno qualcosa. I tifosi non salvano nulla, non salvano le facce di chi è responsabile, non salvano una stagione, non creano obiettivi.
“Dr. Jekyll e Mr. Hyde” si diceva della società. A me sembra più Fantozzi e Fracchia.

Antonello Aprile