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Si parla tanto di calcio professionistico e ci si vanta pure. Rimbombano le parole sconclusionate del dimissionario Gravina, che cercava, in maniera maldestra, subito dopo la figuraccia in Bosnia, di spiegare agli italiani che il calcio è una cosa, tutti gli altri sport sono altro, regole comprese. Si certo quelle regole del calcio che tutto fanno, tranne che mettere ordine! Parlava di professionismo, ma nel calcio c’è tutto tranne che professionismo, se pensiamo che sono oltre 12mila le società in ambito FIGC, è solo 100 sono, sulla carta, professionistiche! Siamo al di sotto, dunque, dell’1%!!!
Premessa doverosa questa, per spiegare l’ovvietà. Il motore del calcio non è la serie A, la serie B, né tanto meno la serie C, ma l’altro 99,2%, cioè tutto il mondo dilettantistico e quello giovanile.
Fatto fuori Gravina, nessuno parla del primo responsabile del disastro del calcio italiano, quel Giancarlo Abete, già presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 2007 al 2014 e commissario della Lega Nazionale Dilettanti dal 16 novembre 2021, per poi diventare magicamente, dal 21 marzo 2022 il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti. E’ in odore, ancora, di ridiventare presidente FIGC!
Sebbene, l’età media della serie D è intorno ai 24 anni, a giocare poi effettivamente sono i grandi, forse anche troppo grandi, con il contentino dei 3 under obbligatori in campo. Risultato, si spendono cifre folli, senza valorizzare alcun giovane! E ci si scommette pure sulle partite di D! Bravo Abete!
Ma lo scempio continua. Ai sensi persino della vigente normativa, come da Contratto Collettivo, sottoscritto con l’AIAC in data 1° agosto 2012, si stabiliscono anno dopo anno gli stipendi minimi federali. Tralasciando i profili delle prime squadre, il dato scioccante che emerge nei settori giovanili è che, tra le figure professionali con contratti federali, a parte il responsabile del settore giovanile, sono annoverati soltanto allenatore, preparatore dei portieri e preparatore atletico, con minimi miseri che vanno dai 1.200 euro al mese per l’allenatore agli 800 euro scarsi per i preparatori atletici. Tutto il resto, ed è pure tanto, è lasciato alla ignoranza dei Club!
Quindi, per il sistema calcio, basterebbero solo queste tre figure per mandare avanti un settore giovanile??? E’ questo è il professionismo??? Quindi, medici, fisioterapisti, tutor, team manager, nutrizionisti, psicologi, educatori, figure tutte fondamentali, vista l’età dei ragazzi, sono soltanto un plus, utile magari a fare punteggio per la mutualità, cioè per far incassare soldi ai club?
E quindi succede, che allenatori U17, 16, 15, 14 e giù ancora, vengono contrattualizzati in modo capestre, senza alcuna garanzia, con paghe ridicole, fino ad arrivare ad un team manager pagato 315 euro al mese!!! Si avete letto bene. Con la speranza, spesso vana, della puntualità nei pagamenti. Significa, doppi e terzi lavori!
Cosenza ovviamente non è l’isola felice, anzi! Succede pure che, se si fa presente la necessità di altre figure professionali, Guarascio e Scalise rispondo “sono pure troppi quelli che ci sono”. E si vedono medici della prima squadra che fanno la spola nel settore giovanile, ma solo per le partite casalinghe, poi durante la settimana ognuno si arrangia da se. Succede che tutte le spese per infortunio, sono a carico dei genitori, succede che “ho saputo che fate lauti pranzi”, l’appunto della società sui panini per le trasferte, ma solo all’andata!
Tutto questo per dire che, se la base del calcio italiano è questa, cioè società che fanno quello che vogliono e nessuno controlla, anzi si avalla questa gestione, senza neanche sindacare come vengono spesi i tanti milioni elargiti vincolati ai settori giovanili, mi chiedo e vi chiedo, che senso ha cambiare l’allenatore della nazionale, il presidente Figc, se vige inossidabile quel principio aristocratico di gattopardiana memoria, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
Il calcio non lo possono fare tutti. Futuro nero.

Antonello Aprile