Skip to main content

C’E’ DEL MARCIO IN DANIMARCA

Gli spunti di Binda

 

Un’altra BINDATA, l’ennesima, che ci fa capire tante cose. Ci fa capire che il calcio italiano è sempre più lontano dai tifosi. Una volta era considerato lo sport popolare per eccellenza, con tante associazioni di calcio che favorivano l’aggregazione. Oggi, politica e personaggi opachi lo hanno ridotto a merce di scambio. Società di capitali che considerano i tifosi come presenze umane spesso indesiderate e fastidiose, che non hanno nessuna voce in capitolo, ma che in realtà, spinti da pura passione, nonostante tutto diventano i primi «involontari azionisti».

Doverosa premessa, per poi chiederci come è possibile che nel primo giornale sportivo nazionale, si possa leggere una combinazione così ignorante di episodi, citando in modo improvvido la partita Como-Cosenza, al pari degli episodi di Brescia e Terni: lì si sono registrati fatti di pura violenza, mentre a Como non è successo nulla di eclatante, se non i 5 gol presi dal Cosenza, da due mesi ultimo in classifica. Ci saremmo aspettati, piuttosto, una lode ai tifosi rossoblu che, nonostante tutto, in trasferta registrano sempre sold out nel settore ospiti. Dunque, ancora una volta censure per il popolo rossoblu, come quelle sconsiderate e illegittime da parte della stessa società del Cosenza Calcio, per una contestazione assolutamente civile, legittima e doverosa, senza alcuna violenza. Prova è la decisione del tifo organizzato di disertare da oltre un mese gli spalti del «Marulla».

Capiamo, dunque, che l’informazione in Italia è ben lontana da essere libera e oggettiva, in un calcio nel quale resiste solo la popolare e genuina passione dei tifosi.

Il Direttivo dell’ass. Cosenza Nel Cuore