di LUCA LE PIANE
Nella serata di sabato, avevo un unico tarlo nella testa, quello di tornare sugli spalti dello stadio San Vito Marulla per vedere il Cosenza. La partita è Cosenza-Latina, 33esima giornata di campionato, cosa mai successa prima…
Domenica dopo pranzo, in maniera quasi religiosa, mi sono recato al botteghino e ho comprato il biglietto. Ero da solo, senza il mio gruppo di riferimento, e ho deciso di cambiare anche settore. Appena entrato, ho avvertito una bella emozione, rivedere il campo da gioco, i ragazzi della mia squadra del cuore scaldarsi, ascoltare la musica del pre partita, mi hanno sicuramente ravvivato. Ho salutato qualche amico, scambiato qualche impressione e poi è iniziata la partita.
Durante il match sono rimasto al mio posto, seduto, immobile, pervaso da un senso di totale solitudine, amarezza, nostalgia e anche un po’ di colpa verso i miei amici che, ovviamente, hanno da subito aderito alla protesta. Ai goal ho esultato e sono rimasto felice del risultato e del gioco dei ragazzi allenati da Mister Busce’ a cui va il mio plauso e a cui auguro ogni bene e ogni vittoria possibili. Risultato finale: Cosenza batte Latina 3 a 1.
Ma come mi sono sentito io? Un ospite, non gradito, sugli spalti dello stadio dove sono cresciuto e andato per la prima volta il 14 febbraio del 1989. Una sensazione di vuoto, desolante, che mi ha fatto capire come la protesta deve continuare, specialmente se finalizzata ad un cambio di proprietà e di prospettiva.
Abbiamo bisogno di calore, di una proprietà che ama e rispetta i propri tifosi, di un ambiente sereno, perché anche la gioia più grande, cosa che ovviamente auguro al Cosenza, rimane una gioia a metà. Io amo il Cosenza e mi auguro possa stravincere i playoff, ma allo stadio, ahimè, non credo di ritornare, soffrire due volte non va bene.
Un abbraccio a tutti i tifosi rossoblu e forza lupi sempre.

