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CAPITOLO SOCIETA’ – La domanda resta sempre lì, scalfita sui muri di via Conforti, indelebile. Vende o non vende? Dalle ultime cronache, è emerso che si è fatto avanti di nuovo il Gruppo Oliva, difficile capire in che modo. L’unica cosa tangibile è quel led pubblicitario comparso qualche mese fa. Altrettanto difficile capirne il motivo, questioni di caparre? Anche per questo, sarà arduo capire se la verità sta tra la “Confirmatoria” o la “Penitenziale”, di certo non è stata o non è una trattativa brillante, per come si sta sviluppando! Ad oggi, l’unica cosa certa è che di chiarezza ce n’è veramente poca se non nulla, al contrario di quanto aveva promesso quel comunicato nella parte finale della scorsa stagione, scritto di pugno e meno di testa, di chiara matrice Scalise, amministratrice unica di un calcio amatoriale e approssimativo, che ancora deve scoprire cos’è il calcio, come si fa quello professionistico e come si vende una società. Il compagno “onorario” autonominato purtroppo è cattivo maestro. Il campionato, nel contempo, scivola via cosi com’era stato preventivato dai più. Il calcio d’altronde è una scienza esatta, quando si costruisce malissimo e si pretende il massimo. La società incassa da vendite, minutaggi, senza fare nessun investimento, un trend che dura ormai da 15 anni. Fa effetto, sapere che sono stati incassati milioni di euro da minutaggio, quindi vincolati per il settore giovanile, impiantistica e vedere una società che non si può permettere nemmeno un campo in affitto e un medico sociale per il settore giovanile!! Avventuriera e Costabile fanno la spola tra prima squadra, primavera e forse anche U17 e U15, All In!!!
CAPITOLO TIFOSERIA – La contestazione silenziosa continua, parola d’ordine stadio vuoto, deserto, chiuso. Ci avevano provato i comunicatori social a far rimpicciolire questa presa di posizione, ma nessun centimetro è stato mollato. E’ una protesta sociale questa e forse alcuni ancora devono capirlo, non di certo la società, che non vuole proprio i tifosi e le condotte intraprese sono state ampiamente prodromiche a questo. Tifoseria martoriata da elucubrazioni vuote, oltre la pura teoria, propagandistiche e autoreferenziali, che hanno allontanato una piazza intera. Ad ogni post ufficiale, c’è una sottile linea di sfida, come a dire, che a via Conforti tutto prosegue perfettamente, l’importante è che nessuno parli. Sono tifoseria e giornalisti a non capire un tubo. Difficile pensare, bontà loro, che 2 hanno ragione, 15 mila hanno torto!
CAPITOLO ALLENATORE – Un allenatore non è solo l’allenatore della squadra, ma è un allenatore di una intera piazza, deve allenare la mente, smuovere le coscienze di tutti. Ai tifosi di calcio, specie del Sud e soprattutto a Cosenza, con questa società presuntuosa, è sempre piaciuta una figura senza peli sulla lingua, che non le manda a dire, alla Gianni Di Marzio, Piero Braglia per intenderci. Buscè ha avuto il coraggio ad inizio stagione di mettere subito i puntini sulle “i”, ma nel tempo non ha saputo gestire la sua comunicazione, a volte troppo interpretativa, che ha lasciato spazio a opinioni contrastanti, lasciando campo libero alla società, pronta, come al solito, ad addossargli tutte le colpe. Certo, un allenatore deve poi mettere in conto che è un tesserato, un professionista, ma un bravo allenatore lo si vede anche nella comunicazione, non solo verso i propri giocatori. Poi a cambiare qualsiasi carta in tavola sono Scalise e Guarascio. Qualsiasi allenatore non può mai immaginarsi quali cose possono arrivare a fare e finiscono in un incolpevole stato confusionario. La strategia retrattile assunta da Antonio Buscè non ha giovato. Non ha calcolato, oltre l’inconfinabile ignoranza calcistica della proprietà, anche l’umore della piazza, già avvelenata di suo. Il Cosenza lì doveva essere in classifica e lì si trova ora, già a dicembre fuori dai giochi di promozione diretta, già a gennaio fuori dal miglior posto per i playoff. Che sia chiaro, non do alcuna responsabilità a Buscè, vittima della torbida governance di soggetti, che hanno scambiato il Cosenza come una loro opportunità, calpestando anni e anni di storia. Chi chiede l’esonero, fa solo un involontario assist all’egocentrismo del duo lametimo. In una cosa, però, mi ha deluso Buscè: sebbene formatosi in un club dove i giovani sono visti come una vera risorsa, l’Empoli, e non a chiacchiere e a colpi di scarni e vuoti post come è alle nostre latitudini, ha aumentato ancor di più il gap qualitativo e quantitativo della rosa, rispetto a Catania, Benevento e Salernitana, riducendo più di quella che è la rosa del Cosenza. Ha reso invalicabile quel piccolo cerchio di titolari, dai giovani presenti in rosa, che avrebbero senza dubbio fatto più bella figura di alcuni nomi, che hanno campato in campo solo di rendita, avallati dall’allenatore, il quale ha pure confessato di non aver alcun obiettivo fissato dalla società. Lo stadio vuoto, paradossalmente sarebbe stato perfetto per valorizzare gli under del settore giovanile rossoblu. L’epilogo di questo modo di fare è stato nelle ultime due convocazioni post calcio mercato, scaraventando improvvisamente tutti gli under di nuovo in Primavera, al netto dell’unico sopravvissuto Contiero, fatto giocare miseramente poco!!! Questo presuppone una società attenta, che indica direttive ad allenatore e area tecnica. Vabbè, lasciamo perdere…

Antonello Aprile