Skip to main content

GIU’ LE MANI DALLA PROTESTA, NESSUNO SI ERGA A CENSORE

Non si può puntare il dito contro i tifosi, che hanno scelto di disertare lo stadio: sarebbe un’umiliazione che la città di Cosenza ei suoi tifosi organizzati non meritano

 

Vogliamo inizialmente rivolgerci a chi, durante le varie trasmissioni televisive, ritiene che NEL CASO I PLAY OFF ANDASSERO MALE, LA COLPA SAREBBE DEI TIFOSI CHE NON VANNO ALLO STADIO : non sappiamo se il concetto nasca da considerazioni proprie, se sia suggerito da conduttori e giornalisti asserviti o se provenga, come emanazione, da Guarascio stesso. Quello che sappiamo è che dare la colpa ad una tifoseria (in protesta per le sacrosante ragioni che per l’ennesima volta elencheremo) per il fallimento di una competizione sportiva è quanto di più gretto e umiliante si possa esprimere.

Che questo sia uno dei periodi più bui della storia del calcio cosentino, non è in discussione. Questa affermazione, a fronte di un buonissimo piazzamento ai playoff di serie C della squadra, non deve essere considerata un paradosso e, soprattutto, la dice lunga sull’idea che la nostra Associazione e la stragrande maggioranza della tifoseria rossoblù sta fermamente, strenuamente e DIGNITOSAMENTE trasmettendo all’intero ambiente calcistico cittadino, regionale e nazionale.

La premessa era necessaria per rispondere a priori alle  argomentazioni, “low profile”, di chi si appella solo al risultato sportivo e accusa chi protesta di ingratitudine o addirittura di megalomania.

Un’altra premessa appare importante: a chi sosteniene che la tifoseria rossoblù (o il popolo, come soprattutto in altri lidi si usa definire) sia immatura, ingrata, non pronta per palcoscenici di altro e alto livello, invitiamo a frequentare altre città, che da anni, lustri, decenni, esprimono squadre che militano in serie A (Roma, Firenze, Napoli, Bari, ecc..), ad ascoltare le trasmissioni televisive, a frequentare i social dei tifosi, per capire che, ovunque e spesso, il tifoso si orienta a seconda del risultato. Ebbene, Cosenza, invece, così come ha fatto durante gli anni 80 con le imprese sociali e aggregative dei gruppi organizzati dell’epoca, si differenzia, pone l’attenzione suprema al rispetto verso la città che da il nome e la visibilità alla società che gestisce la squadra di calcio.

Cosenza, con una società che sappia fare calcio e che abbia rispetto per la città e la tifoseria, potrebbe tranquillamente entrare nel novero delle città più in vista del calcio nazionale sia come bacino di utenza (presenze allo stadio e presenze in trasferta), sia come competenza calcistica e accoglienza.

Appare perciò davvero deprecabile, e lo ripetiamo, DEPRECABILE, il tentativo del Presidente Onorario Eugenio Guarascio di spostare le responsabilità della situazione attuale sulla tifoseria ed ADDIRITURA sul Consiglio Comunale e sull’Amministrazione Comunale che è MASSIMA ESPRESSIONE DELLA CITTA’ grazie al cui nome la sua società gira l’ITALIA. Ci domandiamo se, invece, i concetti espressi (e probabilmente tradotti in scrittura da altra mano più capace) nella sua lettera aperta non facciano parte di un bagaglio tipico della parte più becera della Calabria…. provinciale, gretta, vendicativa, presuntuosa e sorda ad ogni suggerimento. Quello che in dialetto si esprime in maniera esemplare con l’allocuzione “Ciuccio e Presuntuoso”.

Ma il concetto più travisato e, quindi, più offensivo ed oltraggioso nei riguardi della tifoseria, della città, dell’Amministrazione Comunale espresso, non solo nella lettera aperta, ma in tutti questi ultimi lunghi mesi da Guarascio ed, ancor di più dalla dott. Geologa Scalise (sottolineiamo il titolo di studio che poco ha a che fare con le scienze manageriali), è che le proposte di acquisto giunte siano poco credibili, evanescenti, non meritevoli di alcuna considerazione e addirittura poco serie o farlocche. Come se chi volesse acquistare avesse un unico dovere: mettere sul tavolo 20, 30 milioni, senza avere contezza integrale dei documenti, senza avere alcuna garanzia su eventuali pendenze o indebitamenti occulti ed accettare finanche la presenza all’interno dei nuovi quadri societari di figure della vecchia compagine……..

Sono almeno un paio di anni, ormai, che alcune trattative sono in stand by perché non viene fornita adeguata documentazione, richiesta più volte. I proponenti l’acquisto si ritrovano puntualmente, con regolarità quasi maniacale, a fronteggiare momenti di totale silenzio (via telefono, email, pec, ecc) in risposta alle doverose istanze formali seguenti ad una stretta di mano o ad un cordiale accordo informale. Così come scientemente si ripete che, in periodi che potrebbero essere cruciali per la chiusura di una trattativa, qualcuno, o qualcuna, intavoli altre trattative o dia in pasto ad organi di stampa ben selezionati indiscrezioni relative a presunti accordi con altri soggetti. Per non parlare di probabili figure barbine rimediate durante incontri (anche in remoto) con soggetti importanti che avrebbero potuto cambiare il destino non solo del Cosenza Calcio, ma di tutto il territorio cosentino, e che a seguito di tali figure hanno preferito scappare. E tutto questo per quale motivo? Secondo la lettera aperta….per amore del Cosenza, perché il Presidente è l’unico difensore, al momento, dei colori rossoblù. Salvo poi ribadire che ai ricatti non cede (tra le linee: crollasse il mondo – cioè il Cosenza – ma io non ascolto le vostre rimostranze).

Al presidente Guarascio vorremmo ricordare cosa fece Re Salomone (la dottoressa Scalise dovrebbe conoscerlo) quando due donne si presentarono al suo cospetto rivendicando la maternità di un bambino: prospettò loro la soluzione di dividerlo in due. La falsa mamma accettò, la vera mamma rifiutò perché preferiva consegnarlo alla rivale piuttosto che farlo morire (ecco il vero AMORE, e non l’interesse!!!).

Per non dimenticare, poi, gli eloquenti ritiri di personaggi di valore sportivo o di chiara professionalità, che hanno preferito allontanarsi con garbo da una situazione societaria ormai insostenibile.

Direttivo ass. Cosenza Nel Cuore