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Basta usare il nome di COSENZA

“La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo.”
Bernardino Telesio secoli fa ha vergato quello che tutti noi cosentini da sempre custodiamo nel cuore.
Sarà la confluenza di due vene di acqua dal nome storico, sarà la presenza dei sette colli, sarà la luce che affiora all’alba, ad Oriente, ed avvolge in maniera quasi magica i contorni della Sila, sarà che chiunque ama la propria città (ma noi lo facciamo di più), ma PER NOI COSENZA E’ UNA MADRE.
Ma ci troviamo al sud, in un contesto in cui, molto più che in altri posti, alcune regole non POSSONO essere violate, alcune forme di rispetto DEBBONO essere mantenute, in qualsiasi circostanza.
Una di queste è l’intangibilità della MADRE.
A chi non è Cosentino non è concesso comprendere tutto ciò, quasi fosse un segreto iniziatico. NUA SIMU I CUSENZA (e capi unni vulimu… vero, Piè?).
Da tempo, ormai, alcuni personaggi perpetrano un continuo oltraggio al nome di nostra MADRE; utilizzano, anzi si fregiano del suo nome con l’unico scopo non certo di elevarne l’immagine, ma semplicemente di riempirsi le tasche.
Noi Cosentini conosciamo la nostra storia e siamo consci che essa ci ha forgiati culturalmente con ferrei principi di accoglienza e tolleranza.
Tali principi consentono spesso ai più furbi di mettere in atto condotte che, facendo leva sulla nostra innata predisposizione alla sopportazione ed al confronto intestino, generano scompiglio e permettono di sfruttare ciò a propri fini.
Ma COSENZA, nella storia, non è stata mai rassegnata a farsi usare o conquistare. Una volta compresa la situazione, ha lottato, si è ribellata, è esplosa, in tutti i suoi quartieri, dalla Massa all’Arcivescovile, dallo Spirito Santo al Castello, con il solo scopo di liberarsi dei parassiti, a maggior ragione quando essi non erano Cosentini.
Ci rivolgiamo ai parlamentari, ai consiglieri regionali, provinciali e comunali, agli Assessori, al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, al Sindaco, affinchè ci sia un intervento risolutivo.
Basta usare il nome di COSENZA e, soprattutto, infangarlo, renderlo ridicolo ed INVISO in tutta Italia per i propri tornaconti.
Si obietterà che il calcio è solo un gioco, uno sport.
Ma è un gioco che è seguito da tutta Italia, un gioco che occupa i palinsesti televisivi nazionali, un gioco grazie al quale vengono conosciuti territori, città, comprensori turistici. Un gioco che muove capitali cospicui e che genera turismo e indotto. Un gioco che alle nostre latitudini ha una valenza sociale fondamentale.
E COSENZA, in questo momento, anzi da almeno 8 anni, in ambito calcistico ha l’immagine peggiore che si potesse anche lontanamente ipotizzare.

Il Direttivo dell’ass. Cosenza nel Cuore